Il Resto del Carlino: RICICLIAMO E ESPORTIAMO IN CINA RIFIUTI TECNOLOGICI

Il motto è “Recuperare tutto quello che si può”.
E farne la ragione di un business.
Si comincia con i toner usati per stampanti e fotocopiatrici, si passa per tutti i “rifiuti” prodotti da un ufficio tipo lampade al neon e si arriva a monitor e tastiere del computer. La Eco-Recuperi a sede a Solarolo, zona artigianale.

Da qui dieci dipendenti con età media che non supera i 28 anni, guidati da uno dei soci fondatori, il lughese Giovanni Costa (“mi definisco il nonno dell’azienda” dice scherzando per via dei 55 anni di età) tengono monitorati 150 mila uffici italiani compresi colossi come telecom, Bnl e Poste Italiane, dove sono piazzati gli ecobox dell’azienda solarolese e dove devono essere riposte le cartucce esauste. Settanta imprese (per la maggior parte cooperative sociali) dislocate in ottanta province provvedono alla raccolta e inviano alla Eco-Recuperi. “A noi-dice Carlo Barbanti- responsabile della rete di raccolta – spetta il compito di ripulire le cartucce e inviarle alle aziende che si occupano della rigenerazione prima di rimetterle sul mercato. Il business è nato nel 1997. L’idea venne a Giovanni Costa (oggi amministratore unico), a Domenico Cenni di Casola e a Cristiano Arca di Ravenna. Accanto a Eco-Recuperi sono poi nate Microlaser Italia, che ha sede nello stesso capannone della Eco-Recuperi e si occupa di rigenerare le cartucce, e le catene di negozi in franchising Prink, con uffici operativi a Castelbolognese, specializzata in prodotti per la stampa digitale per una clientela fatta di famiglie e giovani. Oggi le tre società sono legate da intrecci azionari, e con fatturati in continua crescita. Eco-Recuperi nel 2004 ha realizzato ricavi per 2,2 milioni di euro. Nelle aziende lavorano diversi laureati provenienti dalla facoltà di Scienze ambientali di Ravenna. “Lo scorso anno – dice ancora Barbanti – abbiamo recuperato 700 mila pezzi, con una crescita superiore al 50% rispetto ai dodici mesi precedenti. Per il 2005 ci aspettiamo un altro balzo in avanti del 35%. Il prezzo di vendita delle cartucce recuperate è molto diversificato e dipende dalle loro caratteristiche e dall’usura. Si va da pochi centesimi agli otto euro delle migliori. Per modelli più diffusi paghiamo le cartucce 2 euro l’una a chi le raccoglie e le rivendiamo a tre o quattro euro ai rigeneratori che le mettono sul mercato a 8 euro, contro i 20 di una cartuccia originale”. Che il business funzioni è confermato dall’arrivo dei cinesi, diventati i principali clienti dell’azienda di Solarolo: raccolgono cartucce esauste in Europa e Stati Uniti, le portano in Cina per rigenerarle in enormi impianti, e poi le rimettono sul mercato occidentale. “Il prossimo business – aggiunge l’amministratore unico Costa – quando entrerà in vigore in Italia la normativa europea sui rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche. Monitor, tastiere, vecchie radio dovranno essere riciclate”.