La stampa – web: Ambiente-Inchiesta

I rifiuti informatici sono l’altra faccia, spesso rimossa, della civiltà di Internet e dell’haigh-tech. Ma quando le ingombranti carcasse elettroniche sono espulse dalla nostra vita perché coperte dell’ignominia di essere ormai obsolete, il loro ciclo di vita è tutt0altro che esaurito.Un’insolita alleanza tra guru della crittografia, impranditori visionari e lavoratori “svantaggiati” è in grado di riaccendere l’elettronica in stato di morte apparente: c’è chi “rigenera” i computer e li vende alle scuole o nel sud del mondo, chi sfida i cartelli di prezzo delle multinazionali delle stampanti ricaricando (con garanzia) toner e cartucce, chi estrae oro dalle schede madri e chi con rifiui informatici realizza opere d’arte. Un business di nicchia ma con forti potenzialità e che spesso coinvolge le imprese del “sociale”. “Il microchip raddoppia di potenza ogni 18 mesi”:è la legge di Moore, l’inventore del Pentium, che conserva ancora la sua drammatica validità anche se concepita all’epoca dei computer a valvole. La conseguenza è che per rimanere competitivi bisogna campbiare il parco informatico circa ogni due anni. Quando avviene il passaggio a un nuovo computer, l’osoleto rifiuto “grigio” diventa quasi un imbarazzo. E nel disfarsene c’è prima di tutto il problema della cancellazione della memoria. Nel disco infatti rimangono delle tracce dei dati cancellati e un esperto sarebbe in grado di riesumarle e di appropriarsi per esempio delle password. Ha risolto il problema il genio informatico di turno, Phil Zimmerman, uno dei più grandi crittografi del mondo. Nel software “Pretty Good Privacy” Zimmerman ha previsto uno strumento che rende virtualmente impossibile recuperare la memoria. L’essenza el “wiping”, lo spazzamento brutale dei dati, “consiste nel riscrivere più volte (minimo sei) tutto l’hard disk con caratteri a caso”, spiega Massimo Fubini amministratore delegato della Tomato, specializzata-tra l’altro-in sicerezza informatica. Una volta ripulito il disco, poù cominciare l’avventura del rucupero. Per un computer la possibilità più nobile è il riuso. L’inglese RecycleIT ha appena vendito una partita di 6000 computer rigenerati destinati ai bambini delle sculoe del Kirghizistan. Il mercato del riuso coinvelge i paesi dell’Est o del Sud del mondo, le scuole, lo organizzazioni non governative, i giovani e gli utenti di “primo ingresso”. Insomma chi non vuole scimmiottarein casa uno studio grafico e si accontenta di un processore a 800 megahertz, che basta a avanza per le operazioni base (e, se di seconda mano, magari costa un decimo di un computer di ultima generazione). In Italia il settore del riuso è agli esordi. Se ne occupa per esempio il consorzio nazionale IDEA Ambiente, creatore del marchio “Nuovo di Nuovo”, una rete di imprese sociali impegnate nel riciclaggio di materiale usato che muove i primi passi anche nel recupero di rifiuti informatici. Icomputer rigenerati sono destinati al riuso in Italia o alle sportazione “etiche”. Secondo la logica che se un bene, al di là del suo effettivo stato di usura, perde valore in un paese ricco ma lo mantiene nei paesi del Sud del mondo- spiega Stefano Bernardi, presidente di Idea Ambiente- la sua esportazione non comporta una ingiustizia o una mancanza di rispetto verso i paesi in via di sviluppo”. Anche Legambiente ha realizzato, a fini di promozione e di lobbyng, un progetto di rigenerazione di computer destinati al riuso nelle scuole. “La domanda è molto elevata”, nota Marzio Marzorati di Legambiente Milano, specialmente nelle scuole. Un recente rapporto Eurydice sull’educazione in Europa ha rilevato che l’Italia è tra i paesi Ue con il minor numero di computer per studenti. Ma il punto è che !andrebbero creati incentivi fiscali al riciclaggio” conclude Marzorati. L’alternativa al riuso è lo smaltimento. Per la burocrazia i computer sono considerati nel “trattamento dei beni durevoli”. Il comportamento da cittadino responsabile prevede una telefonata al numero verde della municipalizzata di riferimento per prenotare la raccolta differenziata. Anche le aziendeper la raccolta rifiuti spesso collaborano con le cooperative sociali. A Torino per esempio il consorzio di cooperative Cartesio che ha un fatturato di 4 milioni di euro annui nella raccolta differenziata di rifiuti, tra i suoi 200 addetti tra l’altro impiega alcuni ex tossicodipendenti, ex detenuti e disoccupati di mezza età nell’iserimento lavorativo legato all’attività di raccolta e cernita di rifiuti elettronici. Una volta dissemblate le componenti dei computer, solo una minima parte finisce in discarica. La plastica è granulata e riciclata. Le schede elettriniche fuse in impianti di termoventilazione per estrarre metalli: oro, cadmio, rae ecc. In realtà quella del recupero dell’oro è più una leggenda metropolitana derivata dal fatto che nei primi computer i contatti erano in oro. I processori di oggi contengono non più di pochi milligrammi di oro. Il business non è solo nel recupero dei computer, ma cneh delle sue parti, specialmente quelle usa e getta. Tra i “consumabili” dell’iformatica, i toner e le cartucce di inchiostro spiccano per gli elevati prezzi. I colossi mondiali del settore quasi “regalano” le stampanti sapendo che poi, una volta catturato il cliente, si rifaranno con gli esosi prezzi di vendita delle cartucce. Inevitabilmete il rpoliferare di alternative, dalle ricariche fatte nelle cantine che possono anche compromettere il funzionamento della stampante a rigenerazioni su scala industriale con tanto di garanzia. In Usa si recupera circa un terzo delle cartucce, in Italia la percentuale scende all’8%. “non c’è la cultura della raccolta” spiega Cristiano Arca, imprenditore del settore. All’avanguardia nel Belpaese è la Ecorecuperi di Ravenna che raccoglie cartucce esauste in tutta Italia collaborando con aziende municipalizzate e cooperative sociali. Le cartucce vengono poi rigenerate e immesse sul mercato da piccole aziende italiane come la Microlaser di Solarolo (Ra) o vendute, attraverso brojer, alle maggiori realtà internazionali (LII in California, Farbax in Europa). Nell’area di Milano opera inoltre la cooperativa Solidarietà, che in partneriato con la Hewlett Packard preleva cartucce di stampanti dalle grabdi aziende. Nella guerra a tutto cmpo alle cartucce rigenerate, un leader mondiale nella produzione delle stampanti ha introdotto una cartuccia dotata di chip che rende virtualmente impossibile la rigenerazione. Poisi è scoperto che le cartucce ipertecnologiche non erano coperte dabrevetto. E subito sono nate le alternative: i kit di ricarica con siringa ele cartucce compatibili rodotte in Cina, a milioni. Gli apple di prima generazione diventano oggetti culto del modernariato. Oggi si rimpiange di averli buttati via come si rimpiange quella vcchia 500 che ha fatto centomila chilometri senza aver mai bisogno del meccanico. Il cerchio del riciclaggio si chiude. E a New York un artista-informatico, Andrew Dusing, espone opere d’arte realizzate con gli imballaggi degli iMac.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *