RAEE – C’è una miniera nascosta in cantina

Dei rifiuti elettrici non si butta via niente: silicio,rame,argento e minerali rari come cerio e trebio. Ma la raccolta differenziata dei raee cala dell’8,5% (22 milioni di chili in meno) e intanto io piccoli elettrodomestici e i cellulari finiscono nei cassonetti della raccolta indifferenziata. I vecchi pc? Tutti in soffitta. Uno spreco di risorse e un rischio potenziale per l’ ambiente (articolo di Silvia Fabbri).

C’è un tesoro nelle nostre cantine, e non lo sappiamo: un tesoro fatto di silicio,rame,argento e oro; ma anche neodimio,europio,cerio,trebio. Minerali e terre rare che stanno nei telefonini, nei vecchi pc,nelle televisioni e in generale in moltissimi oggetti elettrodomestici ed elettrici. Recuperandoli, facciamo bene anzitutto all’ambiente – perchè l’estrazione di questi minerali e terre rare tra le attività più impattanti,poi perchè valorizzandoli impediamo la dispersione di risorse. Quanto? Il costo è presto fatto ( e l’ha fatto il politecnico di Milano per conto del consorzio Rimedia): da 100 vecchi telefonini si possono estrarre 9 chili di rame,250 grammi di argento e 25 grammi d’oro. Più vari metalli e plastiche che se interamente recuperati potrebbero produrre un valore di 195 milioni di euro annui. 

Ecco perchè conviene portare nei centri di raccolta dei nostri Comuni o riconsegnare al negoziante i vecchi cellulari smartphone e in genere tutto quello che ha una presa di corrente. Specialmente adesso, che è-leggermente- diminuito il consumismo di prodotti elettronici: nel corso del 2012,infatti,la raccolta dei Raee,ovvero i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche, ha registrato per la prima volta dopo 5 anni una diminuzione pari a circa l’8,5% rispetto all’anno precedente. Si tratta di circa 22 milioni di chili in meno rispetto al 2011. 

Certo, anche l’immesso sul mercato è calato,addirittura del 12%. Anche perchè a calare è soprattutto il genere di Raee più voluminoso,ovvero l’R3 (tivù e monitor) con -9,2%: la percentuale negativa si spiega in parte con la conclusione del passaggio al digitale terrestre che negli anni scorsi ha comportato la sostituzione di moltissime vecchie tv. seguono gli R1, ovvero i frigoriferi,condizionatori e congelatori, con un -6,6% e gli altri grandi elettrodomestici (tipo le lavatrici) con -12,7%. Calano anche i piccoli elettrodomestici,anche se solo del -3%. A crescere del 7,7% sono invece le sorgenti luminose (R5). “Il calo complessivo-spiega Brennio Pinotti, presidente di Tredcarpi, una delle due aziende italiane a partecipazione pubblica che si occupa di recupero a trattamento di questi rifiuti speciali-si deve a un minore turnover dei Raee, e anche al fatto che i monitor,che costituivano una buona parte di questo tipo di rifiuti,oggetti sono assai più leggeri. per capirci, non ci sono più i tubi catodici ma per lo più schermi piatti assai più leggeri”. 

Se tutti noi,comunque,consegnassimo i nostri Raee da buttare direttamente nei centri di raccolta,si calcola che produrremmo tra i 12 e i 13 chili. L’obbiettivo europeo per il 2016 è quello di arrivare almeno a 7,5 chili pro capite. Per il momento,dunque, mancano all’appello almeno 10 chili a testa. dove sono? 

In parte ce li teniamo ben stretti. Secondo un’indagine Ipsos in ogni casa ci sono più di 8 apparecchi obsoleti o non funzionanti. Tutta roba che comunque non utilizziamo più. Le pianole-risalenti probabilmente alla nostra infanzia-sono le prime della lista e nel 48% dei casi si tengono anche se non funzionano più. Poi ci sono i monitor a tubo catodico (38%), condizionatori portatili, boiler elettrici,friggitrici,tostapane,videoregistratori… Un’altra quota di Raee dimenticati viene smaltita scorrettamente, cioè messa nei cassonetti. Soprattutto piccoli elettrodomestici – conferma Pinotti – c’è molto valore. Ferro alluminio,rame,plastica. Schede elettroniche,vetro dei tubi catodici. Uno spreco di risorse utili. Ma a smaltire scorrettamente i Raee c’è anche il rischio di inquinare i rifiuti urbani con materiali che possono diventare pericolosi: anzitutto il cfc, che si trova nei circuiti di refrigerazione di frigoriferi,congelatori,condizionatori. E nel vetro dei tubi catodici delle vecchie tv ci sono polveri fluorescenti tossiche”.

Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight – uno dei maggiori del nostro paese a occuparsi di raccolta e trattamento rifiuti – spiega che i piccoli elettrodomestici “sono rifiuti riciclabili al 97%, perchè sono composti di ferro e plastica materiali che possono essere indirizzati verso un percorso di recupero per ottenere materie prime seconde – cioè materie prime derivanti dal riciclaggio – riutilizzabili nei processi riproduttivi”. Dunque, dovremmo evitare di buttare nel cassonetto dei rifiuti solidi urbani qualsiasi oggetto alimentato a corrente. Che farne, allora? La corretta scelta di molti è quella di andare ai centri di raccolta (le isole ecologiche,per intenderci) che è il canale preferenziale della maggior parte degli italiani. Vale la pena ripetere che i negozianti al dettaglio (grande distribuzione compresa) sono tenuti a ritirare gratuitamente l’usato nel caso di grandi elettrodomestici,come frigo e lavatrici, che per i più piccoli cellulari.

Coop Liguria, per fare un esempio,ha raccolto, nel corso del 2012, 72 tonnellate di Raee E Coop Adriatica mette anche in vendita prodotti ricondizionati: cioè apparecchi ed elettrodomestici quasi come nuovi, perfettamente funzionanti o con qualche lieve difetto, sottratti alla discarica. Magari c’è anche chi si decide ad aggiustare un oggetto che,prima della crisi, avrebbe semplicemente sostituito. Tenendolo per sè o regalandolo a fini denefici. Ad Amsterdam ci sono i Repair cafè e in Inghilterra è nato il sito therestartproject.org che insegna ad aggiustarsi le cose da soli.

E in italia? A Milano la Pc officina organizza incontri settimanali per insegnare il fai da te della riparazione del computer. E moltissimi comuni dell’Emilia-Romagna hanno dato il via ad “anch’io pc”,un’iniziativa che si basa, in accordi con gli stessi comuni e la grande distribuzione, sul trashware sulla pratica di recuperare vecchi hardware, mettendo insieme anche pezzi di computer diversi,rendendolo di nuovo funzionante ed utile. Ip pc riparati vengono poi utilizzati per corsi di formazione dedicati all’alfabetizzazione informatica,soprattutto degli anziani.

Ma qual è il percorso degli oggetti che decidiamo di buttare, o che -come nostro diritto- riconsegnamo a chi ci vende un elettrodomestico nuovo? La strada è lunga “L’installatore,o il produttore o l’esercente-spiega Pinotti-,conferisce i Raee ai centri di trattamento come tredcarpi. I centri di trattamento tolgono tutto quello che vale- dalla plastica ai minerali, dalle schede al vetro- e il resto viene poi smaltito. Bisognerebbe però informare correttamente gli utenti non solo sui centri di raccolta presenti sul territorio- che in larga parte del paese comunque sono carenti o addirittura non presenti- ma anche sul fatto che sarebbe necessario evitare il danneggiamento o -come si dice- la cannibalizzazione di questi oggetti. Ormai anche da noi-è forse un segno dei tempi-arrivano oggetti che sono gusci vuoti: spesso nei centri di raccolta avvengono ruberie e incursioni per rubare le parti minerali più remunerative,come serpentine di frigoriferi,il rame,le schede elettroniche”. Ma anche il mondo dei Raee sta cambiando: ” si stanno aprendo frontiere di recupero di nuovi materiali migliorando tutta la filiera-spiega Pinotti-. E tra un pò aumenteranno in modo significativo le quote di pannelli solari e fotovoltaici, che sono Raee anche questi. I primi che furono installati a suo tempo ormai devono essere sostituiti. Tutto materiale prezioso da recuperare….”

Fonte: 
Consumatori: il mensile dei soci coop.
di Silvia Fabbri

Dei rifiuti elettrici non si butta via niente: silicio,rame,argento e minerali rari come cerio e trebio. Ma la raccolta differenziata dei raee cala dell’8,5% (22 milioni di chili in meno) e intanto io piccoli elettrodomestici e i cellulari finiscono nei cassonetti della raccolta indifferenziata. I vecchi pc? Tutti in soffitta. Uno spreco di risorse e un rischio potenziale per l’ ambiente.
C’è un tesoro, nelle nostre cantine,e non lo sappiamo:un tesoro fatto di silicio,rame,argento e oro; ma anche neodimio,europio,cerio,trebio. Minerali e terre rare che stanno nei telefonioni, nei vecchi pc,nelle televisioni e in generale in moltissimi oggetti elettrodomestici ed elettrici. Recuperandoli, facciamo bene anzitutto all’ambiente-perchè l’estrazione di questi minerali e terre rare tra le attività più impattanti,poi perchè valorizzandoli impediamo la dispersione di risorse. Quanto? Il costo è presto fatto ( e l’ha fatto il politecnico di Milano per conto del consorzio Rimedia): da 100 vecchi telefonini si pososono estrarre 9 chili di rame,250 grammi di argento e 25 grammi d’oro. Più vari metalli e plastiche che se interamente recuperati potrebbero produrre un valore di 195 milioni di euro annui. Ecco perchè conviene portare nei centri di raccolta dei nostri comnuni o riconsegnare al negoziante i vecchi cellulari smartphone e in genere tutto quello che ha una presa di corrente. Specialmente adesso, che è-leggermente- diminuito il consumismo di prodotti elettronici: nel corso deo 2012,infatti,la raccolta dei Raee,ovvero i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche, ha registrato per la prima volta dopo 5 anni una diminuzione pari a circa l’8,5% rispetto all’anno precedente. Si tratta di circa 22 milioni di chili in meno rispetto al 2011. Certo, anche l’immesso sul mercato è calato,addirittura del 12%. Anche perchè a calare è soprattutto il genere di Raee più voluminoso,ovvero l’R3 (tivù e monitor) con -9,2%: la percentuale negativa si spiega in parte con la conclusione del passaggio al digitale terrestre che negli anni scorsi ha comportato la sostituzione di moltissime vecchie tv. seguono gli R1, ovvero i frigoriferi,condizionatori e congelatori, con un -6,6% e gli altri grandi elettrodomestici (tipo le lavatrici) con -12,7%. Calano anche i piccoli elettrodomestici,anche se solo del -3%. A crescere del 7,7% sono invece le sorgenti luminose (R5). “Il calo complessivo-spiega Brennio Pinotti, presidente di tredcarpi, una delle due aziende italiane a partecipazione pubblica che si occupa di recupero a trattamento di questi rifiuti speciali-si deve a un minore turnover dei Raee, e anche al fatto che i monitor,che costituivano una buona parte di questo tipo di rifiuti,oggetti sono assai più leggeri. per capirci, non ci sono più i tubio catodici ma per lo più schermi piatti assai più leggeri”. Se tutti noi,comunque,consegnassimo i nostri Raee da buttare direttamente nei centri di raccolta,si calcola che produrremmo tra i 12 e i 13 chili. L’obbiettivo europeo per il 2016 è quello di arrivare almeno a 7,5 chili pro capite. Per il momento,dunque, mancano all’appello almeno 10 chili a testa. dove sono? In parte ce li teniamo ben stretti. Secondo un’indagine Ipson in ogni casa ci sono più di 8 apparecchi obsoleti o non funzionanti. Tutta roba che comunque non utilizziamo più. Le pianole-risalenti probabilmente alla nostra infanzia-sono le prime della lista e nel 48% dei casi si tengono anche se non funzionano più. Poi ci sono i monitor a tubo catodico (38%), condizionatori portatili, boiler elettrici,friggitrici,tostapane,videoregistratori… Un’altra quota di Raee dimenticati viene smaltita scorrettamente, cioè messa nei cassonetti. Soprattutto piccoli elettrodomestici – conferma Pinotti – c’è molto valore. Ferro alluminio,rame,plastica. Schede eletroniche,vetro dei tubi catodici. Uno spreco di risorse utili. Ma a smaltire scorrettamente i Raee c’è anche il rischio di inquinare i rifiuti urbani con materiali che possono diventare pericolosi: anzitutto il cfc, che si trova nei circuiti di refrigerazione di frigoriferi,congelatori,condizionatori. E nel vetro dei tubi vatodici delle vecchie tv ci sono polveri fluorescenti tossiche”. Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight-uno dei maggiori del nostro paese a occuparsi di raccolta e trattamento rifiuti- spiega che i piccoli elettrodomestici “sono rifiuti reciclabili al 97%, perchè sono composti di ferro e plastica materiali che possono essere indirizzati verso un percorso di recupero per ottenere materie prime seconde-cioè materie prime derivanti dal reciclaggio- riutilizazabili nei processi riproduttivi”. Dunque, dovremmo evitare di buttare nel cassonetto dei rifiuti solidi urbani qualsiasi oggetto alimentato a corrente. Che farne,allora? La corretta scelta di molti è mquella di andare ai centri di raccolta (le isole ecologiche,per intenderci) che è il canale preferenziale della maggior parte degli italiani. Vale la pena ripetere che i negozianti al dettaglio (grande distribuzione compresa) sono tenuti a ritirare gratuitamente l’usato nel caso di grandi elettrodomestici,come frigo e lavatrici, che per i più piccoli cellulari. Coop Liguria, per fare un esempio,ha raccolto, nel corso del 2012, 72 tonnellate di Raee E Coop Adriatica mette anche in vendita prodotti ricondizionati: cioè apparecchi ed elettrodomestici quasi come nuovi, perfettamente funzionanti o con qualche lieve difetto,sottratti alla discarica. Magari c’è anche chi si decide ad aggiustare un oggetto che,prima della crisi, avrebbe semplicemente sostituito. Tenendolo per sè o regalandolo a fini denefici. Ad Amsterdam ci sono i Repair cafè e in inghilterra è nato il sito therestartproject.org che insegna ad aggiustarsi le cose da soli. E in italia? A Milano la Pc officina organizza incontri settimanali per insegnare il fai da te della riparazione del computer. E moltissimi comuni dell’Emilia.Romagna hanno dato il via ad “anch’io pc”,un’iniziativa che si basa, in accordi con gli stessi comuni e la grande distribuzione, sul trashware sulla pratica di recuperare vecchi hard ware, mettendo insieme anche pezzi di computer diversi,rendendolo di nuovo funzionante ed utile. Ip pc riparati vengono poi utilizzati per corsi di formazione dedicati all’alfabetizzazione informatica,soprattutto degli anziani. Ma qual è il percorso degli oggetti che decidiamo di buttare, o che -come nostro diritto- riconsegnamo a chi ci vende un elettrodomestico nuovo? La strada è lunga “L’installatore,o il produttore o l’esercente-spiega Pinotti-,conferisce i Racee ai centri di trattamento come tredcarpi. I centri di trattamento tolgono tutto quello che vale- dalla plastica ai minerali, dalle schede al vetro- e il resto viene poi smaltito. Bisognerebbe però informare correttamente gli utenti non solo sui centri di raccolta presenti sul territorio- che in larga parte del paese comunque sono carenti o addirittura non presenti- ma anche sul fatto che sarebbe necessario evitare il danneggiamento o -come si dice- la cannibalizzazione di questi oggetti. Ormai anche da noi-è forse un segno dei tempi-arrivano oggetti che sono gusci vuoti: spesso nei centri di raccolta avvengono ruberie e incursioni per rubare le parti minerali più remunerative,come serpentine di frigoriferi,il rame,le schede elettroniche”. Ma ancjhe il mondo dei Raee sta cambiando: ” si stanno aprendo frontiere di recupero di nuovi materiali migliorando tutta la filiera-spiega Pinotti-. E tra un pò aumenterabnno ion modo significativo le quote di pannelli solari e fotovoltaici, che che sono Raee anche questi. I primi che furono installati a suo tempo ormai devono essere sostituiti. Tutto materiale prezioso da recuperare.Dei rifiuti elettrici non si butta via niente: silicio,rame,argento e minerali rari come cerio e trebio. Ma la raccolta differenziata dei raee cala dell’8,5% (22 milioni di chili in meno) e intanto io piccoli elettrodomestici e i cellulari finiscono nei cassonetti della raccolta indifferenziata. I vecchi pc? Tutti in soffitta. Uno spreco di risorse e un rischio potenziale per l’ ambiente.C’è un tesoro, nelle nostre cantine,e non lo sappiamo:un tesoro fatto di silicio,rame,argento e oro; ma anche neodimio,europio,cerio,trebio. Minerali e terre rare che stanno nei telefonioni, nei vecchi pc,nelle televisioni e in generale in moltissimi oggetti elettrodomestici ed elettrici. Recuperandoli, facciamo bene anzitutto all’ambiente-perchè l’estrazione di questi minerali e terre rare tra le attività più impattanti,poi perchè valorizzandoli impediamo la dispersione di risorse. Quanto? Il costo è presto fatto ( e l’ha fatto il politecnico di Milano per conto del consorzio Rimedia): da 100 vecchi telefonini si pososono estrarre 9 chili di rame,250 grammi di argento e 25 grammi d’oro. Più vari metalli e plastiche che se interamente recuperati potrebbero produrre un valore di 195 milioni di euro annui. Ecco perchè conviene portare nei centri di raccolta dei nostri comnuni o riconsegnare al negoziante i vecchi cellulari smartphone e in genere tutto quello che ha una presa di corrente. Specialmente adesso, che è-leggermente- diminuito il consumismo di prodotti elettronici: nel corso deo 2012,infatti,la raccolta dei Raee,ovvero i rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche, ha registrato per la prima volta dopo 5 anni una diminuzione pari a circa l’8,5% rispetto all’anno precedente. Si tratta di circa 22 milioni di chili in meno rispetto al 2011. Certo, anche l’immesso sul mercato è calato,addirittura del 12%. Anche perchè a calare è soprattutto il genere di Raee più voluminoso,ovvero l’R3 (tivù e monitor) con -9,2%: la percentuale negativa si spiega in parte con la conclusione del passaggio al digitale terrestre che negli anni scorsi ha comportato la sostituzione di moltissime vecchie tv. seguono gli R1, ovvero i frigoriferi,condizionatori e congelatori, con un -6,6% e gli altri grandi elettrodomestici (tipo le lavatrici) con -12,7%. Calano anche i piccoli elettrodomestici,anche se solo del -3%. A crescere del 7,7% sono invece le sorgenti luminose (R5). “Il calo complessivo-spiega Brennio Pinotti, presidente di tredcarpi, una delle due aziende italiane a partecipazione pubblica che si occupa di recupero a trattamento di questi rifiuti speciali-si deve a un minore turnover dei Raee, e anche al fatto che i monitor,che costituivano una buona parte di questo tipo di rifiuti,oggetti sono assai più leggeri. per capirci, non ci sono più i tubio catodici ma per lo più schermi piatti assai più leggeri”. Se tutti noi,comunque,consegnassimo i nostri Raee da buttare direttamente nei centri di raccolta,si calcola che produrremmo tra i 12 e i 13 chili. L’obbiettivo europeo per il 2016 è quello di arrivare almeno a 7,5 chili pro capite. Per il momento,dunque, mancano all’appello almeno 10 chili a testa. dove sono? In parte ce li teniamo ben stretti. Secondo un’indagine Ipson in ogni casa ci sono più di 8 apparecchi obsoleti o non funzionanti. Tutta roba che comunque non utilizziamo più. Le pianole-risalenti probabilmente alla nostra infanzia-sono le prime della lista e nel 48% dei casi si tengono anche se non funzionano più. Poi ci sono i monitor a tubo catodico (38%), condizionatori portatili, boiler elettrici,friggitrici,tostapane,videoregistratori… Un’altra quota di Raee dimenticati viene smaltita scorrettamente, cioè messa nei cassonetti. Soprattutto piccoli elettrodomestici – conferma Pinotti – c’è molto valore. Ferro alluminio,rame,plastica. Schede eletroniche,vetro dei tubi catodici. Uno spreco di risorse utili. Ma a smaltire scorrettamente i Raee c’è anche il rischio di inquinare i rifiuti urbani con materiali che possono diventare pericolosi: anzitutto il cfc, che si trova nei circuiti di refrigerazione di frigoriferi,congelatori,condizionatori. E nel vetro dei tubi vatodici delle vecchie tv ci sono polveri fluorescenti tossiche”. Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight-uno dei maggiori del nostro paese a occuparsi di raccolta e trattamento rifiuti- spiega che i piccoli elettrodomestici “sono rifiuti reciclabili al 97%, perchè sono composti di ferro e plastica materiali che possono essere indirizzati verso un percorso di recupero per ottenere materie prime seconde-cioè materie prime derivanti dal reciclaggio- riutilizazabili nei processi riproduttivi”. Dunque, dovremmo evitare di buttare nel cassonetto dei rifiuti solidi urbani qualsiasi oggetto alimentato a corrente. Che farne,allora? La corretta scelta di molti è mquella di andare ai centri di raccolta (le isole ecologiche,per intenderci) che è il canale preferenziale della maggior parte degli italiani. Vale la pena ripetere che i negozianti al dettaglio (grande distribuzione compresa) sono tenuti a ritirare gratuitamente l’usato nel caso di grandi elettrodomestici,come frigo e lavatrici, che per i più piccoli cellulari. Coop Liguria, per fare un esempio,ha raccolto, nel corso del 2012, 72 tonnellate di Raee E Coop Adriatica mette anche in vendita prodotti ricondizionati: cioè apparecchi ed elettrodomestici quasi come nuovi, perfettamente funzionanti o con qualche lieve difetto,sottratti alla discarica. Magari c’è anche chi si decide ad aggiustare un oggetto che,prima della crisi, avrebbe semplicemente sostituito. Tenendolo per sè o regalandolo a fini denefici. Ad Amsterdam ci sono i Repair cafè e in inghilterra è nato il sito therestartproject.org che insegna ad aggiustarsi le cose da soli. E in italia? A Milano la Pc officina organizza incontri settimanali per insegnare il fai da te della riparazione del computer. E moltissimi comuni dell’Emilia.Romagna hanno dato il via ad “anch’io pc”,un’iniziativa che si basa, in accordi con gli stessi comuni e la grande distribuzione, sul trashware sulla pratica di recuperare vecchi hard ware, mettendo insieme anche pezzi di computer diversi,rendendolo di nuovo funzionante ed utile. Ip pc riparati vengono poi utilizzati per corsi di formazione dedicati all’alfabetizzazione informatica,soprattutto degli anziani. Ma qual è il percorso degli oggetti che decidiamo di buttare, o che -come nostro diritto- riconsegnamo a chi ci vende un elettrodomestico nuovo? La strada è lunga “L’installatore,o il produttore o l’esercente-spiega Pinotti-,conferisce i Racee ai centri di trattamento come tredcarpi. I centri di trattamento tolgono tutto quello che vale- dalla plastica ai minerali, dalle schede al vetro- e il resto viene poi smaltito. Bisognerebbe però informare correttamente gli utenti non solo sui centri di raccolta presenti sul territorio- che in larga parte del paese comunque sono carenti o addirittura non presenti- ma anche sul fatto che sarebbe necessario evitare il danneggiamento o -come si dice- la cannibalizzazione di questi oggetti. Ormai anche da noi-è forse un segno dei tempi-arrivano oggetti che sono gusci vuoti: spesso nei centri di raccolta avvengono ruberie e incursioni per rubare le parti minerali più remunerative,come serpentine di frigoriferi,il rame,le schede elettroniche”. Ma ancjhe il mondo dei Raee sta cambiando: ” si stanno aprendo frontiere di recupero di nuovi materiali migliorando tutta la filiera-spiega Pinotti-. E tra un pò aumenterabnno ion modo significativo le quote di pannelli solari e fotovoltaici, che che sono Raee anche questi. I primi che furono installati a suo tempo ormai devono essere sostituiti. Tutto materiale prezioso da recuperare….”